apr 21

Google Books: servizio o sopruso?

Category: internet, news

Ormai Google ci ha abituati alle polemiche che accompagnano quasi tutti i suoi nuovi servizi. Di fatto, le novità da Mountain View hanno spesso suscitato perplessità o preoccupazione a quella fetta di pubblico preoccupata più di garantire la propria privacy e la propria libertà intellettuale che non di disporre di un nuovo servizio web, per utile che sia.

E’ stato il caso di Google Earth e Google Streetview, di Google Picasa con il suo software di riconoscimento facciale e di Google Latitude, il tool che di fatto ha trasformato i telefoni cellulari in potenziali microspie.

Adesso al centro delle polemiche c’è il nuovo servizio Google Books.

Vediamo di cosa si tratta: è sostanzialmente una libreria online (a pagamento) nella quale sarà possibile trovare tutti i libri altrimenti non reperibili in versione cartacea, perchè non pubblicati o fuori catalogo.

Qual’è il problema?
Nessuno, a parte che questi testi, denominati “orfani”, sono comunque protetti da copyright o, quantomeno, soggetti alla proprietà intellettuale di chi li ha scritti. La cosa però non sembra rappresentare un ostacolo degno di nota per Google, che sta per abbracciare la politica dell’acquisizione coatta, secondo lo schema del “silenzio-assenso”: in pratica, l’autore avrà un limite di tempo per opporsi, trascorso il quale la sua opera verrà acquisita da Google, divenendo di sua proprietà esclusiva.

Una volta acquisito il libro, la società garantirà comunque una percentuale del 65% dei profitti (circa) da dividere tra autore ed editore, ritagliandosi “solo” un modesto 35% per sè. Si parla di migliaia e migliaia di libri, non proprio bruscolini…

La cosa, com’era prevedibile, non va giù a molte istituzioni, organizzazioni ed associazioni che fanno della proprietà intellettuale il loro credo e che ritengono che, al limite, sarebbe più giusto distribuire questi libri gratuitamente, sempre con il consenso dell’autore. La protesta potrebbe approdare in tribunale o comunque all’autorità anti-trust, visto che anche molti intellettuali ed esperti di diritto di prestigiose università americane esprimono grosse riserve sul procedimento di acquisizione delle opere.

Da che parte sta la ragione? Sarà l’atavica diffidenza umana per le novità a generare la protesta, oppure è Google che sta davvero iniziando ad esagerare un pochino? Staremo a vedere…


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