gen 26
Avatar: Per fortuna c’è James Cameron!
Cominciavo a perdere le speranze di riuscire a vedere ancora un film che mi colpisse a tal punto da voler quasi rientrare in sala a rivederlo subito dopo i titoli di coda. Era dai tempi di “Matrix” che non uscivo dal cinema con la soddisfazione di chi sa di aver appena visto un capolavoro, uno di quei film che segnano una nuova pagina nella storia di questa affascinante forma d’arte. Negli ultimi anni mi ero quasi abituato alla sfilza di pellicole scialbe e banali che sembravano più una demo di qualche software di video editing che non veri e propri film. Cominciavo a temere che, dopo aver saccheggiato trame da libri, fumetti, addirittura giocattoli e dopo aver fatto remake di qualsiasi cosa (spesso anche di altri remake), Hollywood non avesse più storie da raccontare.
Poi arriva il vecchio James, che già merita gloria imperitura per aver concepito “Terminator”, tirando fuori dal cappello questo film, “Avatar”, un soffio di aria fresca in un panorama che ormai si era fatto fin troppo stantìo. Non solo: il buon Jimmy ci serve un capolavoro epico, di quei film dei quali non butti via neanche il biglietto perchè vai fiero di averlo comprato.
Visivamente Avatar è un’esperienza difficile da eguagliare senza essere sotto l’effetto di stupefacenti: un turbinio di colori, forme ed ambienti che si amalgamano, si mescolano tra loro in un’armonia perfetta, senza risultare mai artificiosi, eccessivi o fastidiosamente CGI. Pandora è un mondo onirico ma verosimile, in bilico tra Tolkien, Herbert, Carroll e Dahl. Un pianeta (un satellite per la verità) giovane e selvaggio, popolato da creature gigantesche, variopinte e terribili, aliene e familiari allo stesso tempo. La razza senziente di Pandora, i Na’Vi, sono una sorta di sorprendenti Indios alti tre metri e mezzo, equipiaggiati con una presa USB biologica che permette loro di connettere la propria mente agli animali e alle piante del loro mondo natale. L’idea è geniale, un mondo fatto di specie interconnesse, una sorta di mega-network biologico senziente, una “Madre Natura 2.o” che mi ha lasciato piacevolmente basito.
La trama principale, ad onor del vero, non è incredibilmente originale. Diciamo che se avete visto “Balla coi lupi” avete, per molti versi, visto anche Avatar. Dopotutto però si tratta di un film, non di un romanzo, per cui non si può giudicare la trama fine a se stessa, bensì all’interno dell’insieme dell’opera. Le tematiche ecologiste e sociali, molto presenti nei film degli ultimi anni, si mischiano con elementi di fantascienza classica e di carattere più post-moderno, come il trasferimento della coscienza ad un altro corpo tramite connessione neurale, risultando in un piacevole mix mai forzato. C’è spazio anche per qualche allegoria più marcata con il mondo reale (la frase “Funziona sempre così: se qualcuno è seduto sopra a qualcosa che vuoi tu, lo fai diventare tuo nemico. In questo modo hai un pretesto per portargliela via” mi ha ricordato da vicino alcune campagne militari degli ultimi anni).
Insomma, un film che non può non essere visto e che non può non colpire lo spettatore, anche se magari non tutti condivideranno il mio entusiasmo. Senz’altro, però, va reso onore al merito a James Cameron per aver finalmente ricordato a tutti che si può ancora fare del buon cinema partendo da idee originali, senza per forza aggrapparsi a storie già raccontate.
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